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LO DEVO PROPRIO FARE ?

Come gestire “i lavori” che non ci piace fare

Faccio outing, appena entrata nel giro della nazionale, gli allenamenti che facevo in raduno, con le migliori colleghe  italiane, partivano sempre in salita ……Avevo 20 anni ero un  ottocentista “pura”, più propensa a tutto cio’ che si faceva in pista,  meglio se corto e veloce e mi trovavo a dover condividere con loro i primi 20-25 minuti di riscaldamento e certi lunghi che per me erano lunghissimi… corsi inoltre a dei ritmi che mi mandavano veramente in crisi; i giorni prima soffrivo al solo pensiero di doverli fare. In quegli anni; mi allenavo con Gabriella Dorio  campionessa olimpica dei 1500, Agnese Possamai bolzanina da  8’37” sui 3.000 metri e Roberta Brunet un’altra che non scherzava con i suoi14’44”45 sui 5.000, per loro certi allenamenti erano passeggiate, meno per me e Magda Maiocchi l’altra ottocentista della compagnia. Mi sono “sentita normale” solo molti anni dopo, quando raccogliendo le confidenze di molti colleghi mi sono resa conto che anche i campionissimi avevano i loro talloni d’achille, quei lavori che proprio gli costavano fatica e grande dispendio di energie mentali. A me succedeva quando c’era da correre a lungo “, io adoravo invece“smanettare” in pista, recuperare poco, riempirmi di acido lattico, ma non tirarla troppo lunga con la sofferenza . Quella era la mia barriera mentale, barriera che ho dovuto sgretolare per continuare a correre gli 800 attorno i 2’01” anche quando mi sono avvicinata ai 30 anni. e che se avessi sgretolato prima, forse …… mi avrebbe portato a dei risultati più interessanti, ma …… col senno di poi non si è mai costruito nulla quindi veniamo a voi.

LA GIUSTA MOTIVAZIONE

Qual è l’allenamento che a voi manda in crisi, quello che vi toglie il piacere di correre, che già dal mattino vi fa pensare che la giornata sarà dura ? Prima di metterci a lavorare su come riuscire ad affrontarlo al meglio vi faccio un’altra domanda che è fondamentale. Perché vi state allenando ? Avete una motivazione forte che vi spinge ad affrontare quel lavoro ostico che avete in tabella ?  Avete capito ( come me ai tempi) che quello è un “male” necessario per arrivare al vostro “sogno” e che è fondamentale affrontarlo con un atteggiamento mentale positivo ?

USCIRE DALLA ZONA DI CONFORT

 Vi ho fatto questa domanda perché non ci ordina il dottore di uscire dalla “zona di confort”, anche nella corsa  se non si è dei professionisti si può correre  senza pensare al risultato e solo per il piacere di farlo. Se invece avete un obiettivo sappiate che la giusta motivazione è tutto per raggiungerlo. Molte persone si limitano a desiderare, a sognare senza rendere reale il sogno, hanno motivazioni  fugaci; vi è invece una minoranza, quella che è capace di trasformare i desideri in azioni concrete, che invece programma, si impegna, tiene il focus sul “sogno”.   E’ il sogno  che ci fa fare anche “i lavori” più duri, che ci fa uscire nel freddo, sotto la pioggia,  felici di farlo perché quella corsa in condizioni improbabili è la passerella verso un nostro desiderio profondo come ad esempio correre la mezza maratona in quel tempo che ci lampeggia da mesi nella testa e che ci spinge felici fuori dalla  zona di confort, ad affrontare fatiche ed intemperie.

ESSERE “ATTIVATI” VERSO L’OBIETTIVO

I runner motivati sono quelli “attivati “verso l’obiettivo.

Quando siamo “attivati” ci  alleniamo  con gioia e divertimento, anche quando quello che affrontiamo non è il training che preferiamo; mettiamo energia in quello che facciamo: ce la metterò tutta per fare meglio dell’altra volta; diamo inoltre il miglior significato alle nostre azioni: questo allenamento non è il mio forte ma  darò  il massimo.

SENTIRE LA SINCRONIA

Per affrontare al top gli allenamenti per noi più ostici è importate tenere il pensiero sull’azione in corso, stare “dentro” a quello che stiamo facendo, “ascoltare” quindi le nostre gambe, le nostre braccia, percepire le sensazioni migliori durante l’azione e tenere il focus su quelle, sempre stando nel flusso, cercando di sentire il piacere per quello che facciamo.  Quando siamo in sincronia è come se mente/corpo/e ambiente fossero una cosa sola. Corriamo nei paesaggi e  ci sentiamo tutt’uno con loro. Una mezzofondista che seguo come mental coach mi raccontava:  ” Non scorderò mai il riscaldamento della gara nella quale ho fatto il mio record personale, correvo fluida, mi sentivo leggera, avevo  voglia di correre; eravamo al sud, sentivo il profumo degli aranceti dei campi vicini, avevo una grandissima voglia di mettermi alla prova, non mi importava chi fossero le avversarie, volevo solo partire per dare il meglio. Quel ricordo è diventato poi  “ il film” che gli chiedo di rivedere  ogni volta che pensa ad una gara imminente, per ritrovare quelle sensazioni positive. Anche per  gli allenamenti più duri possiamo allenarci a  creare dentro di noi  la condizione giusta per affrontarli, lo stato mentale, carico, positivo per tirar fuori il meglio da noi stessi. Se invece entriamo nel circolo vizioso del lamento, l’energia si abbassa, la tensione verso il risultato pure e i risultati che otterremo probabilmente ci faranno piacere ancora meno quel tipo d’allenamento.

PERCHE’ CERTI ALLENAMENTI NON CI PIACCIONO ?

Pensando alle lamentele sentite da colleghi e colleghe in riscaldamento prima di certe allenamenti e pensando a quelle che balenavano per la testa a me stilo un elenco di motivi per i quali certi allenamenti proprio non ci piacciono.

  • Nel farli fatico di più rispetto ad altri lavori
  • Non mi stimolano
  • Non mi piacciono
  • Non mi soddisfa come li faccio. Nel leggere quanto indicato sopra vi renderete conto anche voi di come la classificazione dell’allenamento duro sia legata ad una percezione soggettiva. Conosco atleti che mai al mondo avrebbero adorato “i bagni di acido lattico” che piacevano a me ,anzi a loro piaceva l’aerobico allo sfinimento.

 

  • COSA HANNO IN PIU’ QUELLI “FORTI DI TESTA”?

Quelli forti di testa sono quelli che si adattano meglio, sono concentrati nel trovare la soluzione, non enfatizzano il problema.

Facciamo il caso di due runner psicologicamente diversi:

L’atleta A nell’affrontare l’allenamento duro pensa: non vedo l’ora che l’allenamento  finisca, farò una fatica bestiale, questo allenamento proprio non mi piace.

L’atleta B: so che è duro ma per affrontarlo al meglio posso…e giù strategie, rispetto all’altra volta per riuscire meglio posso…. e pensa soluzioni, oggi voglio migliorare questo aspetto…. Ogni sfida richiede la capacità di adattarsi ed è proprio chi si adatta  più velocemente che ottiene i risultati migliori; le sfide  ci permettono inoltre di trovare nuove soluzioni, per affrontare le difficoltà che incontriamo  ma anche di acquisire nuove informazioni  su noi stessi. Non a caso quando si parla di intelligenza agonistica ci si riferisce alla capacità di  scegliere, progettare, superare le sfide. Tenere la mente su quanto poco ci piaccia quel lavoro, sulla fatica che di solito facciamo secondo voi aiuta o toglie energia ? Ve lo ricordo: tutti noi possiamo  imparare a “gestire”  i nostri pensieri”…certo anche qui serve un po’ di allenamento…te pareva !

Nicoletta Tozzi